Riportiamo l’intervista a Stefano Parenti di Javier Navascuaés pubblicata sulla rivista online InfoCatolica.com il 26 Marzo. Traduzione nostra.
È cofondatore di Family Care, un centro di supporto per le famiglie, e dell’Associazione di Psicologia Cattolica, di cui è presidente dal 2020. Dirige inoltre la rivista di psicologia cattolica Metanoeite e ha scritto diversi libri e articoli per varie riviste.
In questa intervista analizza il suo libro Sulle spalle dei giganti, psicoterapia dal punto di vista di San Tommaso, pubblicato da Pequeño Monasterio.
Esiste una psicologia cattolica corretta?
Sì, ma dobbiamo fare una distinzione. Esiste una psicologia che si è sviluppata nei secoli all’interno della cultura cristiana, i cui antecedenti si trovano nella filosofia greca (in particolare aristotelica), nelle profonde riflessioni dei Padri della Chiesa e in una notevole sintesi operata da autori medievali, soprattutto Tommaso d’Aquino. Persino autori contemporanei come Erich Fromm e Karl Jaspers lodano San Tommaso, arrivando ad affermare che la sua psicologia non è in alcun modo inferiore agli approcci contemporanei. Tuttavia, questa prospettiva “tomista” è stata maltrattata e ignorata dagli psicologi attuali, in particolare dagli psicoterapeuti, che hanno preferito replicare il pensiero delle grandi figure del XX secolo – come Freud, Jung e Rogers – senza esaminare a fondo l’antropologia sottostante.
In ogni caso, negli ultimi vent’anni si è assistito a una diffusa rinascita della psicologia tomista in psicoterapia: diverse università in tutto il mondo, come Abat Oliba-CEU a Barcellona, la Finis Terre a Santiago del Cile e la Divine Mercy ad Arlington, negli Stati Uniti, propongono modelli di intervento clinico basati sulla psicologia di San Tommaso d’Aquino. Così, la nostra tradizione viene finalmente riscoperta e applicata al presente.
Quali sono i principali miti e pregiudizi sul rapporto tra psicologia e Chiesa?
Innanzitutto, l’affermazione secondo cui la Chiesa non si interessa di psicologia è completamente falsa: basti pensare che i primi centri di psicologia in Italia furono fondati da ecclesiastici, come padre Agostino Gemelli a Milano e padre Luigi Rulla a Roma. Pio XII dedicò due importanti discorsi agli psicologi, e i papi successivi hanno dimostrato la loro attenzione e il loro interesse per questa importante disciplina.
In secondo luogo, che la Chiesa sia debitrice alla psicologia contemporanea, in particolare alla psicoanalisi, che, secondo alcuni, ha “aperto gli occhi alla Chiesa” sulla sessualità e sull’inconscio. Al contrario, la Chiesa ha un approccio radicalmente diverso, e talvolta opposto, a quello di questi autori: la sessualità non va liberata, bensì educata (proprio perché è una dimensione meravigliosa), e l’inconscio non è una scoperta freudiana, perché gli autori cristiani ne hanno sempre parlato, seppur con termini e metodi diversi.
In terzo luogo, che la psicologia inizia con Freud e Wundt. Basta leggere la seconda parte della Summa Theologiae di San Tommaso d’Aquino per rendersi conto che si tratta di un vero e proprio trattato di psicologia. E potremmo citare molti altri esempi.
Perché il tomismo definisce il percorso di una sana psicologia cattolica?
Perché San Tommaso d’Aquino si è assunto il compito di sintetizzare tutto il pensiero classico, il pensiero dei Padri della Chiesa e tutto il sapere del suo tempo. Questo gli ha permesso di delineare un’antropologia filosofica, oltre che teologica, applicabile alla comprensione e al trattamento dei disturbi mentali. Grazie a questa visione d’insieme, assente nella psicoterapia contemporanea, che enfatizza alcuni aspetti – veri, seppur parziali – dell’umano, come la sessualità, la complessità del complesso di inferiorità, l’autorealizzazione, gli schemi e molti altri, possiamo ottenere una mappa completa di come è costruita la persona umana e verso quali direzioni tende naturalmente. Questa sintesi, precisa nei suoi termini e al contempo estremamente elaborata, è opera di Tommaso d’Aquino.
Perché San Tommaso d’Aquino distingue tra psicologia delle facoltà e psicologia delle virtù?
Basandosi sulla filosofia, San Tommaso distingue tre livelli: facoltà, habitus e atti. La facoltà degli appetiti sensitivi, ad esempio, produce atti che sono le “passioni” (quelle che oggi chiameremmo “emozioni”) e sviluppa disposizioni positive che perfezionano questa produzione di atti, o disposizioni negative che la ostacolano. Queste disposizioni, quando sono razionali, sono chiamate virtù se sono positive e vizi se sono negative. Pertanto, le virtù perfezionano le nostre facoltà; cioè, perfezionano noi stessi, migliorandoci come persone. Ad esempio, la virtù della fortezza contribuisce a quella che oggi chiameremmo “intelligenza emotiva”: non fuggire dalle difficoltà e non lasciarsi sopraffare dalla paura di fronte alle prove. La virtù della temperanza ci permette di assaporare veramente i piaceri: quando manca, ne abusiamo o ce ne priviamo irragionevolmente (si pensi al cibo e al sesso, ad esempio).
Qual è la differenza tra malattie mentali per se e per accidens?
Le malattie mentali di origine accidentale sono quelle la cui causa originaria è un disturbo fisico o mentale. Ad esempio, uno stato di depressione ansiosa, che è un fenomeno psicologico – o un disturbo mentale – può essere originariamente l’effetto di uno squilibrio nel metabolismo della serotonina, o di un attacco demoniaco straordinario, e in questo modo non costituisce un disturbo mentale per se.
Al contrario, le malattie mentali in se sono psicogene, vale a dire quelle la cui origine è psicologica e non organica o soprannaturale.
Perché è necessaria una distinzione tra natura e grazia?
Beh, soprattutto perché è così che lo percepiamo attraverso l’esperienza! Mi impegno a rispondere a questa intervista, e la mia prima esperienza è che sto rispondendo io stesso a questa domanda. Tuttavia, spesso ci rendiamo conto che le nostre azioni non bastano: perché le cose accadano, qualcun altro deve permetterlo e renderle realtà. E questa è la grazia. Il contributo di San Tommaso d’Aquino, seguendo le orme del suo “maestro”, Sant’Agostino, è cruciale a questo proposito: natura e grazia, libertà umana e azione divina vanno di pari passo; l’una richiede l’altra. E questo perché Dio ci ha creati liberi e vuole essere amato liberamente da noi.
Quali sono le origini della psicopatologia?
È una domanda difficile da rispondere in poche parole. Direi: le ferite di disamore, vissute soprattutto durante lo sviluppo (infanzia e adolescenza), e la conseguente ribellione contro la realtà. Quando soffro, mi proteggo. Se la realtà mi ferisce, mi proteggo da essa. Imparare che la realtà può ferire, ma non è un nemico, perché Dio dimora in essa e vuole il meglio per te, scioglie molti nodi.
Quali sono i principi della psicoterapia?
In sintesi, direi che sono due: analisi e sintesi. L’analisi è la comprensione sincera e appassionata della propria storia, anche delle parti più difficili da accettare. La sintesi è il movimento consapevole per guarire queste ferite. Concentrarsi esclusivamente sull’analisi porta a prolungare indefinitamente e senza successo il processo terapeutico. Tuttavia, concentrarsi solo sulla sintesi riduce il processo a piccoli frammenti parziali che non arrivano alla radice del problema. Entrambe sono necessarie.
Perché è necessario ricorrere a una psicoterapia integrale della persona?
Per molte ragioni. In primo luogo, perché è integrale: considera la persona in tutte le sue dimensioni, senza esagerarne alcuna a priori. Presta particolare attenzione alla dimensione spirituale, spesso trascurata nel pensiero contemporaneo, sia che per spirituale si intenda lo spirito umano (ovvero la nostra intelligenza e volontà) sia la relazione con Dio, spirito puro. In secondo luogo, perché integra il passato con il presente: la tradizione di duemila anni di storia con il meglio dei contributi contemporanei, esaminati alla luce dell’antropologia tomista.
Qual è il senso religioso della psicoterapia?
Il senso religioso è indipendente dalla psicoterapia: è la ricerca di significato e felicità che tutti noi sperimentiamo e che ci spinge a girare il mondo alla ricerca di ciò che ci appaga veramente. Alcuni trovano la risposta a questa domanda nel denaro, nel potere, nelle dipendenze emotive… e, pertanto, è un tema che emerge molto frequentemente in terapia. Perché, come dice San Tommaso d’Aquino: omne agens agit propter finem, ogni agente agisce per un fine. Quindi, prima di ogni scelta, ci chiediamo sempre: perché? Cosa speravamo di ottenere? Perciò, ne discutiamo anche in terapia e ci aiutiamo a vicenda in questo tema umano per eccellenza.
di Javier Navascués

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