Di Stefano Parenti, pubblicato su Metanoeite – rivista di psicologia cattolica, n° 1, 2026, pp. 4-21.

Negli ultimi vent’anni la psicologia tomista ha avuto lentamente, ma progressivamente, una fioritura senza precedenti. In tutto il mondo sono sorti numerosi contributi originali che non solamente hanno riscoperto il lascito della filosofia e dell’antropologia di Tommaso d’Aquino, ma lo hanno applicato alla psicologia e alla psicoterapia contemporanea[1]. Negli ultimi sei anni due gruppi di ricerca universitari, uno negli Stati Uniti ed un secondo in Cile, hanno elaborato due “meta-modelli” in grado di costituire una base solida per lo sviluppo e la pratica di una psicologia in piena sintonia con la visione dell’uomo e del mondo proposta dalla Chiesa Cattolica e, allo stesso tempo, in grado di offrirsi alla società secolarizzata come alternativa scientificamente fondata alle correnti contemporanee. Pur provenendo da contesti culturali differenti, i due meta-modelli hanno un’anima comune che li rende integrabili l’un l’altro. Assieme formano una cornice elaborata e profonda, in grado di abbracciare molti aspetti già presenti negli approcci contemporanei (da qui il “meta” che precede la parola “modello”, che significa “oltre, al di là”) sulla base di un principio integratore esplicito e stabile, ovvero l’antropologia tomista assieme alla visione dell’uomo e del mondo (filosofia e teologia) che la pervade. Questo corpus teorico si rivela utile sia alla psicologia, con le sue molteplici applicazioni, che specialmente alla psicoterapia.

1. Il meta-modello cristiano-cattolico della persona

Il gruppo di ricerca della Divine Mercy University di Arlington, in Virginia, nasce nel 1999 come Institute for psychological science per evolvere in università nel 2016. È affiliata ai Legionari di Cristo e “si dedica al risveglio della tradizione intellettuale Cristiano-Cattolica e all’integrazione delle basi teoriche ed empiriche della psicologia, del counseling professionale e dei campi affini, con una visione Cristiano-Cattolica della persona umana attraverso l’insegnamento e l’apprendimento sia della conoscenza che delle competenze pratiche”[2]. Il nome di punta di questa organizzazione è Paul C. Vitz, già professore all’Istituto Giovanni Paolo II per Matrimonio e Famiglia di Washington, psicoterapeuta e celebre autore di una importante critica alla psicologia umanista[3].

a. Le definizioni di “persona”

Il meta-modello cristiano-cattolico della persona, come attesta il nome stesso, si incentra sul concetto di persona, fornendone una visione sintetica e, al contempo, dettagliata, che integra tre discipline: la teologia, la filosofia e la psicologia. Ognuna di esse mette in luce un aspetto di verità della Persona, come attestano le seguenti definizioni:

Da una prospettiva teologica (Sacra Scrittura, tradizione e il Magistero della Chiesa), la persona umana è creata ad immagine di Dio e fatta per e da l’amore divino e umano, e – pur soffrendo gli effetti del peccato originale, personale e sociale – è invitata alla redenzione divina in Cristo Gesù, alla santificazione mediante lo Spirito Santo e alla beatitudine con Dio Padre.

Da una prospettiva filosofica, la persona umana è una sostanza individuale di natura razionale (intellettiva), volitiva (libera), relazionale (interpersonale), sensoriale-percettiva-cognitiva (conoscenza pre-razionale), emotiva e unificata (corpo-anima); la persona è chiamata alla maturità, alla responsabilità morale e alla virtù attraverso il suo stato vocazionale, con i voti o senza voti, così come attraverso il lavoro, il servizio e il tempo libero.

Da una prospettiva psicologica, la persona umana è un individuo incarnato che è intelligente, usa il linguaggio ed esercita un libero arbitrio limitato. La persona è fondamentalmente interpersonale, sperimenta ed esprime emozioni e possiede capacità sensoriali-percettive-cognitive che gli permettono il contatto con la realtà. Tutte queste caratteristiche sono possibili grazie all’unità del corpo e all’unicità dell’auto-coscienza, e si esprimono nel comportamento e nella vita mentale. Inoltre, la persona è chiamata dalla natura umana a fiorire attraverso il comportamento virtuoso e la crescita trascendente; attraverso l’impegno interpersonale nella famiglia, con gli amici e gli altri; e attraverso il lavoro, il servizio e il tempo libero. Sin dalle origini (naturali e trascendenti), tutte le persone possiedono bontà, dignità e valore intrinseco. Nel corso della vita, attraverso la sofferenza per i disturbi e le avversità naturali, personali e sociali, le persone sperano nella guarigione, nel significato e nella fioritura umana”[4].

b. Le undici premesse

Come è già evidente dalla formulazione, le tre prospettive hanno diversi aspetti integrabili che gli autori del meta-modello organizzano in undici premesse, a loro volta declinate in ulteriori sub-premesse. Le prime tre derivano dalla teologia, le altre sette dalla filosofia:

“La persona è

I. Creata. Gli esseri umani sono creati da Dio a “a nostra immagine e somiglianza” (Gen 1:26); “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1:27). Sub premesse: 1. Bontà e dignità; 2. Dono d’amore; 3. Unità della persona; 4. Comunicazione con Dio; 5. Comunione con gli altri; 6. Fioritura umana; 7. Ordine divino e legge naturale.

II. Caduta. A causa del peccato di Adamo ed Eva, la somiglianza divina nell’umanità è ferita e sfigurata (Gen 3:16-19). Sub-premesse: 1. Disordine e prove; 2. Conseguenze del peccato; 3. La bontà è fondativa, il male no; 4. La nostra battaglia contro il male.

III. Redenta. Nell’incarnazione di Gesù Cristo, Dio dà una nuova dignità alla natura umana e, attraverso la morte e la resurrezione di Cristo, redime l’umanità, chiamando ogni persona alla comunione con Dio e coi i fratelli e alla guarigione interiore e alla maturazione (Tito 2:14). Sub-premesse: 1. Felicità eterna e beatitudine; 2. Fede; 3. Speranza; 4. Carità; 5. Natura e grazia; 6. Vocazione; 7. Chiamata alla santità; 8. Stati di vita; 9. Lavoro e servizio; 10. Preghiera e sacramenti.

IV. Un’unità personale. L’anima spirituale, creata da Dio, è il principio che anima e la forma sostanziale del corpo vivente (Ps 139:12; CCC 362-368). A causa dell’unità corpo-anima, tutti gli esseri umani hanno la capacità di una coscienza personale specificatamente umana, differente dalla coscienza meramente animale. Sub-premesse: 1. Dignità umana; 2. Unità corpo-anima come dono di vita; 3. Maschio o femmina; 4. Legge naturale e norma personalistica; 5. Capacità multiple; 6. Essere vivente organico; 7. Comportamenti ed azioni; 8. Culturalmente, storicamente ed ecologicamente collocata; 9. Un tutto unificato.

V. Realizzata attraverso la vocazione. La fioritura umana include anche uno sviluppo teleologico (finalistico) attraverso tre livelli di vocazione: (a) risposte differenti alla chiamata per la bontà e la santità personale, (b) stati vocazionali differenti, con voti o senza voti, e (c) lavoro e servizio. Sub-premesse: 1. Chiamata o vocazione; 2. Chiamata alla bontà; 3. Chiamata ad impegnarsi in stati vocazionali; 4. Chiamata al lavoro, al servizio e al tempo libero.

VI. Realizzata nella virtù. La fioritura umana include uno sviluppo teleologico (finalistico) delle capacità e delle relazioni della persona, attraverso le virtù, la vocazione e pratiche annesse che puntano alla vita buona. All’opposto, molta della sofferenza e del dolore umano proviene da esperienze di trauma, da scelte sbagliate, pratiche inadatte, o relazioni ferite, che possono spesso essere al di fuori della piena responsabilità della persona. Sub-premesse: 1. Inclinata verso la fioritura umana e Dio; 2. Inclinazioni naturali; 3. Sviluppo nel tempo; 4. Salute e malattia; 5. Virtù; 6. Tipi di virtù; 7. Connessione delle virtù attraverso l’esercizio; 8. Disordine morale e male; 9. Vizio; 10. Prevenzione.

VII. Relazionale in modo interpersonale. Gli umani sono naturalmente sociali, con inclinazioni e bisogni di famiglia, amicizia, vita in società ed altre relazioni interpersonali. Sub-premesse: Recettiva ed interpersonale; 2. Centrata sull’amore; 3. In relazione con Dio; 4. Relazioni sponsali e il significato sponsale del corpo; 5. Famiglia; 6. Amici; 7. Comunità.

VIII. Sensitiva-percettiva-cognitiva. Ogni essere umano esercita delle capacità pre-razionali di tipo sensitivo-percettivo-cognitivo in quanto unità di corpo-anima. Queste capacità pre-razionali servono come basi per le dimensioni razionali del linguaggio, delle relazioni interpersonali e della morale, e le per le capacità cognitive superiori che sono tanto centrali per il carattere unico della vita umana. Sub-premesse: 1. Recettiva al mondo esterno; 2. I cinque sensi primari; 3. Percezioni di grado superiore e cognizioni pre-razionali; 4. Disposizioni cognitive abituali; 5. Basi per la conoscenza attiva; 6. Incontro attivo con il mondo e le sue condizioni.

IX. Emotiva. Le capacità emotive umane (l’affettività sensitiva) sono importanti per l’auto-comprensione, le relazioni interpersonali, l’azione morale e la vita spirituale. Gli umani sono emotivi in un modo unico e personale a causa della loro unità spirituale corpo-anima. Esistono altre differenze nella vita emotiva degli esseri umani, differenze che riflettono il loro essere creati come uomini o donne, che si basano sulle disposizioni biologiche e che si radicano nell’esperienza. Sub-premesse: 1. Consapevolezza emotiva; 2. Le emozioni sono intrinsecamente buone; 3. Le emozioni influenzano le capacità intellettive e spirituali; 4. Le capacità intellettive e spirituali influenzano le emozioni; 5. L’influenza sociale sull’emozione; 6. Le virtù basate sull’emozione; 7. Il significato dell’emozione nell’azione umana; 8. Unità e distinzione dell’affetto (emozione e volontà); 9. Emozione religiosa o spirituale.

X. Razionale. Le persone sono intelligenti e attivamente cercano la verità e la libertà. Nell’essere razionali, hanno differenti livelli e tipi di intelligenza e conoscenza. Si esprimono razionalmente nel linguaggio, spesso in una forma narrativa. Sub-premesse: 1. Inclinazioni razionali; 2. Oggetti di conoscenza; 3. Conoscenza sensitiva ed intellettiva; 4. Tipi di credenze; 5. Auto-conoscenza ed auto-controllo; 6. Virtù razionali e legge naturale; 7. Bellezza.

XI. Volitiva e libera. Gli esseri umani sono il soggetto dell’azione morale, in grado di una volontà responsabile e della libera scelta. Sub-premesse: 1. Responsabilità; 2. Auto-determinazione; 3. Tipi di amore umano; 4. Creatività; 5. Limitazione; 6. Inclinazioni della volontà; 7. Capacità di maturazione nella libertà”[5].

c. Una visione psicologica della persona

Dalle undici premesse gli autori derivano quella che chiamano “la visione psicologica della persona”, ovvero una comprensione della persona coerente con i fondamenti teologici e filosofici del meta-modello e le scienze psicologiche.

“I. La persona possiede un centro essenziale di bontà, dignità e valore e ricerca la fioritura umana di sé stessa e degli altri. Questa dignità e valore sono indipendenti dall’età o da qualsiasi abilità. Tale centro di bontà è il fondamento per dare valore alla vita, svilupparsi moralmente e fiorire umanamente. (Creata)

II. La persona fa comunemente esperienza di dolore, sofferenza, ansia, depressione, o di altri disturbi nelle sue capacità umane e nelle relazioni interpersonali. La persona viene anche colpita o ferita da cause naturali e dal comportamento dannoso degli altri. Le persone possiedono vari livelli di esperienza distorta cosciente ed inconscia, cosa che esprime il fatto che non rispettano ed amano loro stesse e gli altri come dovrebbero. Inoltre, spesso non vivono in accordo con i propri valori di base. (Caduta)

III. La persona, con l’aiuto degli altri, può trovare supporto e guarigione, correggere comportamenti dannosi, e trovare senso con la ragione e la trascendenza, tutte cose che portano alla fioritura umana personale ed interpersonale. In breve, c’è un fondamento per sperare in un cambiamento positivo nella vita delle persone. (Redenta)

IV. Ogni essere umano è un tutto unificato corpo-anima con un’identità personale unica che si sviluppa nel tempo in un contesto socioculturale. Questa unità appartiene all’esperienza di tutta la persona. Per esempio, l’abuso fisico colpisce la vita corporale, psicologica e spirituale. (Un’unità personale)

V. La persona fiorisce umanamente discernendo, rispondendo e bilanciando tre chiamate: (a) la chiamata in quanto persona a vivere una vita guidata dai valori nel focalizzarsi sull’amore e sugli obiettivi trascendenti; (b) la chiamata a vivere impegni vocazionali con altri, come essere single, sposato o avere una chiamata religiosa; e (c) la chiamata a partecipare con un lavoro utile socialmente, il servizio e il tempo libero. (Realizzata attraverso la vocazione)

VI. La persona si realizza e serve gli altri attraverso lo sviluppo continuo delle virtù, del carattere morale, e della maturità spirituale, che include la maturazione delle capacità cognitive, volitive, emotive e relazionali. Attraverso l’impegno e la pratica, la persona raggiunge le virtù che permettono il conseguimento dei beni e della fioritura umana. Per esempio, un padre o una madre che sviluppano la pazienza, la giustizia, il perdono e la speranza sono maggiormente in grado di fiorire umanamente come genitori. (Realizzato nella virtù)

VII. La persona è intrinsecamente interpersonale e viene formata lungo la vita dalle relazioni, quali quelle sperimentate con i membri della famiglia, i partners romantici, gli amici, i colleghi e i collaboratori, le comunità, e la società. (Relazionale in modo interpersonale)

VIII. La persona è all’interno di un’interazione sensoriale-percettiva-cognitiva con la realtà esterna e possiede l’uso delle abilità connesse, come l’immaginazione e la memoria. Tali capacità soggiacciono a molte delle nostre abilità, permettendoci di riconoscere le altre persone, a comunicare con esse, a porre degli obiettivi, a curare le memorie del passato, e ad apprezzare la bellezza. (Sensitiva-Percettiva-Cognitiva)

IX. La persona possiede la capacità per emozionarsi. Le emozioni, che includono le sensazioni, le risposte sensoriali e fisiologiche, e le tendenze a rispondere (coscienti o no), forniscono alla persona la conoscenza della realtà esterna, degli altri e di sé. L’eccesso e il difetto di alcune emozioni sono indicatori importanti di patologia, mentre l’equilibrio emotivo è comunemente un segno di salute. Per esempio, quando in equilibrio, la capacità umana per l’empatia comporta la cura di sé e degli altri, mentre un deficit o un eccesso produce indifferenza o burnout. (Emotiva)

X. La persona possiede una capacità razionale. Questa capacità include la ragione, l’auto-coscienza, il linguaggio, e diverse capacità cognitive sofisticate, che esprimono molteplici tipologie di intelligenza. Queste capacità razionali possono essere utilizzate per facilitare la guarigione psicologica e la fioritura umana ricercando la verità di sé, degli altri, del mondo esterno e del significato trascendente. (Razionale)

XI. La persona possiede una volontà che è libera, in modi importanti, ed è un agente con una responsabilità morale quando la libera volontà viene esercitata. Per esempio, l’essere umano ha la capacità di dare liberamente o di rifiutare il perdono, e di essere altruista o egoista. L’incremento di libertà dalla patologia e di libertà nel perseguire obiettivi di vita positivi e di onorare gli impegni sono importanti per la guarigione e per la fioritura umana. (Volitiva e libera)

d. La ricezione del meta-modello

Gli autori analizzano gli elementi contestuali che rendono favorevole lo sviluppo e l’accettazione del meta-modello nell’ambito della psicologia contemporanea. Per primo segnalano il declino del secolarismo che, almeno negli Stati Uniti, vede un incremento della fede nei gruppi Protestanti e Cattolici. Di pari passo va la minore ostilità del mondo psicologico per la religione e l’integrabilità di alcune teorie con i fondamenti cristiani (gli autori citano la valorizzazione della ragione da parte della psicologia cognitivo-comportamentale, la rilevanza delle virtù per la psicologia positiva, il ruolo del perdono all’interno della psicoterapia e delle concezioni narrative). Il campo della psicoterapia si è mosso verso una valorizzazione delle dimensioni spirituali – benché di tipo diverso spesso dalla sensibilità cattolica – e molti psicoterapeuti, così come molti pazienti, sono cattolici.

e. Una critica alle psicologie contemporanee

Il meta-modello intende rappresentare un’alternativa alle filosofie e antropologie delle psicologie contemporanee. Propone il teismo rispetto all’ateismo, il realismo rispetto al soggettivismo e al determinismo, la morale rispetto al relativismo morale, e contrasta il riduzionismo. Questa tabella[6] riassume l’analisi dei vari approcci:

La narrativa generale sulla concezione della persona esplicitata nel Meta-Modello ed implicita nelle concezioni secolari: un breve riassunto
TeoriaOrigine umanaIl nostro problemaLa risposta
Meta Modello Cristiano Cattolico della PersonaCreata da Dio: in immagine di Dio; la persona è originariamente buona; tutte le persone hanno un’eguale dignità e valoreLa disobbedienza di Adamo ed Eva e ora le nostre azioni peccaminose con le loro cattive conseguenzeRedenti da Cristo: liberamente cercati e seguaci di Cristo per il suo amore e degli altri; focus trascendente.
Sigmund FreudEsiste solo con pulsioni biologiche di tipo evoluzionistico; la persona è principalmente cattiva.Pulsioni/istinti biologici in conflitto l’un l’altro, con la realtà e la societàRidurre la patologia a livelli normali; mancanza di sintesi o finalità; visione tragica della vita; focus sull’io e su questo mondo.
Carl JungEsiste solo con gli archetipi di un passato primitivo; gli archetipi (e la persona) sono soprattutto buoni, alcuni sono cattivi.Ansia, depressione e mancanza di senso diventano il problema principale nella vita adultaIntegrare esprimendo gli archetipi come in un processo spiritistico Gnostico di auto-realizzazione; focus sull’io e questo mondo
Alfred AdlerEsiste come essere biologico e soprattutto come essere sociale; la persona possiede un potenziale positivoI sentimenti di inferiorità con la soluzione focalizzata sull’io individuale che supera l’inferioritàEsprimere l’io creativo: spesso focalizzato sugli altri/sull’interesse sociale; centrato sull’io e sugli altri; ma sempre questo mondo.
Carl Rogers & Abraham MaslowEsiste; l’interpretazione umanistica del sé come totalmente buono.Inibizioni & cattive esperienze create dalla famiglia e dalla societàRimuovere le inibizioni; espressione autonoma dell’auto-attualizzazione; focus sull’io e questo mondo.
Viktor FranklEsiste; interpretazione esistenziale della persona come principalmente buona.Mancanza di un senso più alto; ansia esistenziale sulla paura della morte, del non essereRicerca guidata dalla terapia per un senso personale superiore, talvolta trascendente; focus solitamente sull’io & su questo mondo
Erik EriksonEsiste come essere biologico e sociale; misto di bontà e negativitàFallimento nel progredire attraverso uno o più degli otto stadi psicosocialiAvanzare negli stadi e costruire le virtù correlate; focus sull’io, sugli altri e su questo mondo
Martin SeligmanEsiste attraverso l’evoluzione; la persona non è né buona né cattiva; la vita, le virtù basate sulla chance e sulla sopravvivenza personale o del gruppoFallimento nello sviluppo delle virtùMaturare attraverso lo sviluppo delle virtù; focus sull’io & su questo mondo. Non esplicitamente etico.

f. Supporti al meta-modello

Oltre alle critiche, gli autori individuano anche nelle differenti scuole o teorie contemporanee degli aspetti che supportano alcuni principi del meta-modello. Ad esempio, gli approcci narrativi descrivono il successo terapeutico come la costruzione di una nuova storia di vita redenta. La psicologia positiva pone l’attenzione sulle virtù e la felicità, mentre la corrente esistenziale lo fa sulla necessità di un senso. Molte psicologie olistiche condividono l’idea di una unità corpo-anima, mentre la teoria dell’attaccamento – così come altre proposte interpersonali – enfatizzano l’aspetto relazionale. Gli autori prendono in considerazione molti altri contributi.

g. La persona come un “laminato integrato”

Il meta-modello permette di concepire la persona come un “laminato integrato”, ovvero una struttura a più strati strettamente collegati. Il livello più alto è quello teologico (livello 7), seguito da quello filosofico (livello 6), sociologico (livello 5) e psicologico (livello 4). Le esperienze mistiche occupano il livello 3, mentre l’autocoscienza il livello 2 e la semplice coscienza il primo livello. Infine, il comportamento osservato costituisce il livello -1, l’attività neurale (livello -2) e quella biochimica (livello -3) quelli più in basso. Ad esempio, la paura dei serpenti può essere compresa, a livello teologico (livello 7), come un segno della tentazione (in riferimento ad Eva e al paradiso terrestre); ma allo stesso tempo come un segno dell’umana fragilità (livello 6), e come uno stimolo protettivo dell’evoluzione (livello 4), e come l’attivazione dell’amigdala (livello -2) e di tutta una serie di attività biochimiche, come la dopamina e il GABA (livello -3). Attraverso questa livellizzazione l’esperienza umana viene descritta senza escludere alcuna dimensione.

h. Contributo alla clinica

Il meta-modello della persona rappresenta una concezione che precede qualsiasi tipo di intervento. È una cornice teorica da cui è possibile ricavare delle indicazioni per la pratica, ma ne costituisce il fondamento. Gli autori dichiarano a più riprese che il meta-modello è uno strumento elaborato specificatamente per migliorare il campo della salute mentale, si orienta pertanto alle varie applicazioni della psicologia e in particolare alla psicoterapia. Nel volume viene innanzitutto proposta l’idea di diagnosticare il problema del paziente a partire dalle undici dimensioni (premesse) della persona. Il disturbo si colloca nell’ambito delle relazioni? Nella volontà? Nelle emozioni? Nella vocazione? O nella moralità? O altrove ancora? Per ognuna delle dimensioni gli autori suggeriscono un assessment specifico a partire dagli strumenti già presenti nelle scienze contemporanee, ma anche integrandoli con nuove idee nate proprio dall’applicazione del meta-modello. Ad esempio, uno degli autori (Philip Scrofani) ha sviluppato la Person Scale per valutare il funzionamento relazionale, a partire dalle intuizioni di San Giovanni Paolo II. Oltre a basarsi sulle due dimensioni dell’affetto (dall’amore all’odio) e dell’autonomia (dalla libertà al controllo), Scrofani inserisce nella sua scala la dimensione dell’intenzionalità dell’agente verso gli altri significativi, che si sviluppa da un estremo auto-centrato (gli altri esistono per me), passando per una posizione contrattualistica (quid pro quo), fino al dono di sé (do liberamente attraverso un amore incondizionato che si basa sulla dignità dell’altra persona). La concettualizzazione del caso, pertanto, deve tenere presente la totalità della persona nelle sue molteplici dimensioni, senza limitarsi alle principali griglie interpretative presenti oggigiorno, che rischiano di ridurre la persona alle sole dimensioni cognitive, pulsionali o biologiche. Anche la diagnosi secondo il DSM-5, che viene attentamente esaminata e valorizzata in molti aspetti, rischia di risultare fuorviante e di focalizzarsi solo sul deficit, a discapito di una visione globale dell’essere umano.

2. Psicologia integrale della persona: un meta-modello di psicologia clinica

L’Associazione di Psicologia Integrale della Persona nasce a Santiago del Cile nel 2016: “un’associazione professionale di psicologi dal sigillo tomista” scrive Maria José Bunster[7]. Secondo lo statuto il suo scopo è “lo sviluppo, la ricerca e la diffusione della Psicologia Integrale della Persona, fondata sui principi del realismo filosofico, di radice aristotelico-tomista, e sul Magistero della Chiesa Cattolica, nella quale si riferisce ai fondamenti ed ai principi metafisici, antropologici, etici ed epistemologici attraverso cui i suoi associati devono coltivare le ricerche, le pubblicazioni o i corsi in nome dell’Associazione”. I due capofila, attorno a cui si radunano un grande numero di studenti e professionisti, sono Klaus Droste e Pablo Verdier: il primo psicologo e filosofo, mentre il secondo psichiatra. Entrambi docenti di varie università, in particolare la Finis Terrae – anch’essa, come la Divine Mercy, dei Legionari di Cristo – dove hanno fondato la “scuola di psicologia” all’interno del corso di laurea. La dizione di “scuola”, in Italia poco utilizzata nell’accademia, indica la proposta di un modello unitario – quello della psicologia integrale della persona, appunto – che fondamenta in modo trasversale ogni singola disciplina. Molti dei docenti dell’Università sono membri storici dell’Associazione, come Carolina Barriga, Daniela Castro, Maria José Bunster, Juan Pablo Rojas, Benjamin Suazo e altri. Nel 2022 condensano la loro proposta in un importante articolo dal titolo: Psicologia Integrale della Persona: un meta-modello di psicologia clinica[8].  

a. L’antropologia tomista come cardine per una visione integrale

Il primo intento del meta-modello è quello di colmare un vuoto: la mancanza di una visione unitaria. Nel mondo della psicologia clinica, ma più in generale nelle scienze contemporanee, si assiste alla frammentazione del sapere. Per superare questo problema gli autori si propongono di “fornire alcuni principi filosofici che precedono la pratica clinica e anche alcuni principi clinici fondamentali che consentono di esercitare in modo ottimale la psicoterapia”[9]. Il primo passo è pertanto teorico e allo stesso tempo integrativo: recuperare l’antropologia – in particolare quella di Tommaso d’Aquino su cui si basa il pensiero della Chiesa – per superare la frammentazione e guadagnare l’unità. San Tommaso scriveva che “l’uomo è la cosa più perfetta di tutta la naturalezza” (persona est perfectissimum in tota natura), una frase eletta a motto dell’Associazione. La riproposizione dell’antropologia tomista nel campo della psicologia permette molteplici integrazioni: quella dei livelli umani, distinti in vegetativo, sensitivo e razionale; quella tra le branche del sapere, come l’antropologia, la filosofia, la morale e la psicologia; quella tra il passato – la tradizione dimenticata – e il presente – le correnti contemporanee; e l’integrazione tra l’ordine naturale e sovrannaturale, tra la natura e la grazia, la ragione e la fede. A partire da tale premessa il meta-modello sviluppa sei dimensioni: la psicologia clinica, la salute e il disturbo psichico, la diagnosi, la guarigione e il ruolo del terapeuta.

b. Psicologia clinica, salute psichica e disturbo

È proprio a partire dall’antropologia che gli autori delineano i tratti essenziali della disciplina che intendono approfondire, la psicologia clinica. Essa viene definita come: “una scienza pratica che cerca di guidare i processi di cambiamento nelle persone da uno stato di disturbo psichico a uno stato di salute psichica”[10]. A differenza dell’Antropologia, che è una scienza speculativa, e dell’Etica, che si occupa dell’esercizio delle virtù da parte della ragione, la Psicologia Clinica ha per oggetto la salute psichica. Questa, a sua volta, consiste in una disposizione ordinata e stabile da parte dell’appetito sensitivo a seguire e lasciarsi muovere dalla ragione. È il perfezionamento “dell’appetito sensitivo, della cogitativa, della memoria e dell’immaginazione”[11]. Le facoltà dell’anima sensitiva possono difatti essere influenzate in due modi: dalla parte materiale del composto umano, ovvero dal corpo, e risultare così oggetto della Medicina e della Psichiatria; oppure possono essere mosse dalla ragione, e pertanto ricadere nel dominio dei vizi e delle virtù, oggetto dell’Etica (e dell’Educazione, aggiungiamo noi). C’è però un terzo modo – osservano acutamente gli autori – che è quello di una loro parziale autonomia che fa sì che le facoltà dell’anima sensitiva, che per natura sono predisposte a seguire l’ordine della ragione, possano invece opporvisi, e non per colpa della ragione. “Per prima cosa la sensibilità umana può essere mossa neuro-biologicamente, come quando, a causa di una lesione cerebrale all’amigdala, una persona vive con impazienza e irritazione; oppure può essere mossa dalla ragione, come quando uno si abbandona alla rabbia omicida e cerca volontariamente la morte di un altro. Invece, la psicologia considera la sensibilità in sé stessa, come quando il desiderio omicida deriva da esperienze che hanno prodotto tale disposizione nell’individuo. Se guardiamo la sensibilità a partire da sé stessa, il compito consiste nell’immergersi in essa per scoprirne una logica autonoma. Questa logica ridotta ai termini essenziali è la seguente: l’appetito sensitivo si muove prima del giudizio della cogitativa, generando reazioni che possono essere immagazzinate nella memoria (che prende il nome di experimentum affettivo). Ciascuna di queste facoltà, a sua volta, influenza le altre, producendo complesse dinamiche relazionali”[12]. Mentre la salute spirituale consiste nella scelta volontaria del bene, la salute psichica consiste nell’orientamento della sensibilità a seguire il movimento richiestole dalla ragione. “Quando si parla di salute psichica non ci si chiede fino a che punto la ragione possa governare gli appetiti – come sarebbe nella virtù – ma fino a che punto l’appetto sensitivo possa lasciarsi muovere dalla ragione. In altre parole, se ci sono o meno ostacoli da parte dell’appetito sensitivo affinché si muova secondo ragione”[13]. Gli autori propongono pertanto la seguente definizione: “La salute psichica è una disposizione attitudinale e ordinata dell’appetito sensitivo, nell’ambito dell’operazione volontaria”[14].

Vice versa il disturbo psichico “consiste in una disposizione disordinata dell’appetito sensitivo, che nasce da un giudizio pratico sensitivo rigidamente fissato nella memoria che funge da ostacolo, impedendo alla persona di muoversi secondo la sua volontà. Questo giudizio è stato determinato da esperienze di vita che generano attrazione disorganizzata (estatica) o rifiuto disordinato (traumatico) verso determinate realtà”[15]. Il disturbo si caratterizza pertanto per un conflitto tra la sensibilità, cioè i sensi interni e le emozioni, e la realtà così come viene intesa dalla ragione. La sensibilità patologica risulta irrigidita in disposizioni che provengono da esperienze passate. Queste disposizioni impediscono alla ragione di modificare l’emotività e di renderla un tutt’uno con essa: “Pertanto i problemi psicologici sono essenzialmente un disturbo dell’appetito sensitivo, nell’ambito dell’operazione volontaria”. Un livello ancora più profondo o grave avviene quando l’intelletto non si accorge del problema emotivo. È il mondo dei disturbi della personalità: “In questi casi, la persona comprende ciò che le accade come una reazione proporzionata alla realtà esterna, non percepisce la sproporzione e, quindi, il disordine interno”[16].

c. La diagnosi

Dal momento che il disturbo psichico è un’alterazione della sensibilità nei confronti della razionalità (e quindi della realtà), per fare una diagnosi è necessario conoscere la dinamica delle facoltà dell’anima sensitiva. L’antropologia di Tommaso d’Aquino risulta determinante per il meta-modello clinico. “La prima cosa da fare è identificare le emozioni dominanti nel soggetto. Per questo riteniamo di immenso valore e utilità lo studio delle emozioni di base che contraddistinguono la tradizione aristotelico-tomista”[17]. Amore e odio, attrazione e ripugnanza, gioia-piacere e tristezza-dolore, sono le emozioni dell’appetito concupiscibile; coraggio e paura, speranza e disperazione, ira, sono le emozioni dell’irascibile. “Il passaggio successivo è di rendere esplicito il giudizio della cogitativa alla base dell’emozione individuata, che è ogni volta menzognero, cioè che si ripete rigidamente come schema, allontanando dalla realtà, e che è coerente con l’emozione provata”[18]. Gli autori fanno l’esempio di una persona che presenta diversi aspetti problematici, come il percepirsi inadeguato, nutrire un desiderio eccessivo di perfezionismo, una paura sproporzionata dell’autorità, un desiderio incontrollabile di consumo di alcool, ansia e difficoltà col cibo…il cuore del disturbo è l’esperienza di mancanza che il paziente esprime con le parole: “io sono di meno”. Tale senso d’inferiorità corrisponde al giudizio della cogitativa immagazzinato nella memoria ed irrigiditosi in una disposizione stabile. “Per questo diciamo che il disturbo psichico consiste in uno o più giudizi della cogitativa fissati nella memoria, che chiamiamo experimentum affettivo patologico. Questo è il giudizio o, meglio, la disposizione che cerchiamo di scoprire nella persona che soffre di un disturbo mentale e che, quando la raggiungiamo, abbiamo ottenuto gran parte della diagnosi clinica”[19].

L’experimentum patologico ha due tipologie di origine, secondo gli autori. La prima è per intensità: alcune esperienze passate particolarmente segnanti non sono mai state integrate. Bullismo, esclusione sociale, mancato riconoscimento affettivo sono le più comuni. La seconda tipologia è per accumulazione, dove non sono gli episodi specifici ad essere significativi, bensì il clima attraverso cui il paziente ha vissuto, specie nella famiglia di origine. In entrambi i casi i ricordi sono spesso incoscienti perché transitano attraverso la memoria affettiva.

“Avendo chiarezza sul giudizio della cogitativa alla radice del problema e sull’esperienza che ha dato origine alla disposizione disordinata, abbiamo una diagnosi, almeno a livello della vita sensibile, che è dove si colloca l’essenza del disturbo psichico”[20]. Da qui è necessario verificare tre aspetti: se il disturbo poggia su di un temperamento ad essa propedeutico, se compromette la dimensione vegetativa (come nel caso delle dipendenze, dei disturbi del sonno e di quelli psicosomatici) e se coinvolge la ragione. In quest’ultimo caso avremo delle difficoltà legate all’intelligenza ed alla volontà. Le persone che non riconoscono di avere un problema, secondo varie sfumature (dalla causa al suo riattivarsi nelle situazioni particolari), difettano d’intelligenza; coloro invece che, pur conoscendosi, sono mal disposti a trovare una soluzione alle proprie difficoltà, hanno una volontà mal disposta. In entrambi i casi, perché una terapia abbia successo, è necessario che le facoltà superiori dell’essere umano siano correttamente e liberamente orientate verso la realtà.

d. La guarigione psichica

La guarigione avviene con il superamento dell’experimentum patologico: la disposizione disordinata lascia spazio ad una nuova disposizione in grado di allinearsi ai giudizi della parte razionale. Sentire con la pancia e volere con l’intelletto ritornano unificati. Questo può avvenire, secondo gli autori del meta-modello, non a partire dalla parte razionale, ma attraverso esperienze catartiche o, come le si potrebbe chiamare oggi, esperienze emotive correttive. In queste situazioni la cogitativa sperimenta una valutazione differente da quella abituale e, pertanto, rompe la rigidità del proprio schema: “È importante che sia la sensibilità stessa a persuadere la sensibilità. Farlo diversamente non sarebbe credibile per il paziente, perché rimarrebbe in una logica razionale o in una semplice immagine”[21].

e. Il ruolo del terapeuta

Il meta-modello definisce chiaramente anche il ruolo del terapeuta: non è colui che crea dall’esterno una nuova disposizione nel paziente, ma si fa collaboratore della natura in un rispetto massimo per la libera volontà del paziente. Non deve correre il rischio di ridurre il suo sguardo a dinamiche intrapsichiche come se fossero deterministiche: concentra la sua attenzione sulla sensibilità senza dimenticare che non è il livello più nobile e specie-specifico dell’uomo, rappresentato invece dall’intelligenza e la volontà che lo rendono autocosciente e libero. Evita pertanto il pericolo della riduzione ed inscrive il proprio lavoro all’interno di un’opera più grande quale quella dell’Educazione. “È necessario incontrare una persona nel senso profondo della parola, cioè con un’interiorità costituita in primo luogo dalla dimensione libera e spirituale di ciascuno”[22]. Per avere e continuare a nutrire questo sguardo è necessario che il terapeuta stesso sia auto-organizzato, attraverso la pratica delle virtù: “Ora, dato che chiamiamo virtù la perfezione dell’operazione, quanto abbiamo detto si traduce nel fatto che il terapeuta diventa più virtuoso. Più lo è, migliore può essere l’aiuto”[23].

3. Discussione

I due meta-modelli potrebbero sembrare distanti l’uno dall’altro, per linguaggio, oggetto e provenienza. A mio avviso, invece, risultano complementari: il secondo inizia dove il primo finisce. Innanzitutto bisogna osservare che entrambi condividono il contributo di San Tommaso come punto di riferimento. Nel meta-modello sulla persona viene dichiarato esplicitamente e, allo stesso tempo, è arricchito con gli apporti più recenti del Magistero della Chiesa (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI) e dei filosofi cattolici (MacIntyre)[24]. Gli insegnamenti tomisti risultano evidenti nella teologia, nell’antropologia e nell’educazione delle virtù. Tuttavia, l’ambito che tradizionalmente chiamiamo sensibilità, ovvero le facoltà dell’anima sensitiva (sensi interni e passioni), e che nel metamodello è definito dall’ottava premessa come “sensorialità-percezione-cognizione”, viene poco sviluppato: “Le patologie nel dominio sensoriale-percettivo-cognitivo sono solitamente neurologiche, e il modello non fornisce un contributo speciale qui, eccetto che per il riconoscimento dell’importanza di questo dominio, soprattutto in riferimento all’immaginazione”[25]. Al contrario, il meta-modello clinico della Psicologia Integrale della Persona sviluppa proprio la dottrina dei sensi interni di San Tommaso. È grazie a questo approfondimento che viene spiegato l’origine del disturbo psichico, secondo una prospettiva che si potrebbe chiamare psicopatologica o di “psicodinamica tomista”[26]. Comunque la si titoli, nella dinamica della facoltà cogitativa, attraverso la disposizione dell’experimentum (che il gruppo cileno arricchisce con la formula dell’experimentum patologico e, nei testi più recenti[27], anche con altre categorie significative, come experimentum sui e memoria sui, tutte derivate dall’antropologia tomista), rinveniamo gli elementi in grado di descrivere le principali manifestazioni patologiche di cui si occupano gli psicoterapeuti. In questo modo la “rottura con la tradizione”[28], che la modernità aveva operato relegando nel dimenticatoio la filosofia cristiana, viene sanata portando avanti il lascito di quella tradizione e inculturandolo nella contemporaneità.

Ci domandiamo se questi due importanti contributi diano forma ad un vero e proprio modello. Secondo Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli[29] termini come paradigma, approccio, teoria e modello hanno livelli di astrazione differenti. Il paradigma e l’approccio rappresentano le cornici di senso, ovvero i fondamenti filosofici e antropologici; la teoria è l’insieme dei concetti in grado di spiegare un fenomeno, mentre il modello è lo strumento pratico che declina la teoria nell’intervento attraverso anche l’utilizzo di verifiche empiriche. Secondo questa prospettiva, l’insieme delle due proposte rappresenta un modello utile per l’intervento clinico (e non solo), che poggia su di una teoria dell’essere umano e affonda le proprie radici in un approccio o paradigma filosofico ben preciso, quello del realismo (alle cui spalle vi è la teologia cattolica). Tuttavia, la dizione di meta-modello mi pare che dia maggiormente ragione dell’aspetto integrativo che entrambe le proposte desiderano raggiungere, e che affianca alla critica delle impostazioni contemporanee anche una loro rivalutazione. Il prefisso “meta”, che in greco antico significa “oltre” e “al di là”, vuole pertanto indicare l’integrazione tra l’antropologia della Chiesa (filosofia e teologia) e il meglio delle proposte contemporanee. Il meta-modello della persona valorizza molti autori che supportano, seppure parzialmente, alcune delle undici dimensioni della persona umana. Il meta-modello clinico rilegge la tecnica dell’EMDR, condivide l’uso delle metafore della terapia narrativa, apprezza il concetto di “credenza irrazionale” della terapia cognitivo-comportamentale, e sviluppa il contributo tomista di Magda Arnold. Precisa, inoltre, con termini filosofici classici che “le altre correnti sono legate alla PSIP come l’accidente con l’essenza”[30]. Di fatto, come già aveva suggerito Viktor Frankl per la sua logoterapia, i due meta-modelli propongono di andare “oltre” le impostazioni contemporanee, per riabbracciare i contributi di una tradizione silenziata e praticare un nuovo modo di fare psicoterapia che si basa su di una chiara visione dell’uomo, su di una filosofia realista ed una teologia dell’incarnazione.


[1] Per una rassegna: Stefano Parenti, Sulle spalle dei giganti. Psicoterapia nella prospettiva di Tommaso d’Aquino, D’Ettoris, Crotone 2024, pp. 29 e ss.

[2] Paul C. Vitz, A Mini-Version of the Meta-Model of the Person, Divine Mercy University Press, USA 2025, p. 2.

[3] Paul C. Vitz, Psicologia e culto di sé, EDB, Bologna 2000. In italiano è stato tradotto anche L’inconscio cristiano di Sigmund Freud, Alpes Italia, Roma 2018.

[4] Paul C. Vitz, William J. Nordling, Craig Steven Titus (a cura di), A Catholic Christian Meta-Model of the Person, integration with psychology & mental health practice, Divine Mercy University Press, USA 2020, p. 5.

[5] Ibidem, pp. 21-42.

[6] Ibidem, p. 81.

[7] Maria José Bunster, Storia di una inquietudine: si avvicina il decennale dell’APSIP, Metanoeite 1, 2024, pp. 60-74.

[8] Associazione di Psicologia Integrale della Persona, Psicologia Integrale della Persona: un meta-modello di psicologia clinica, Metanoeite 1, 2024, pp. 4-34.

[9] Ibidem, p. 6.

[10] Ibidem, p. 10.

[11] Ibidem, p. 10.

[12] Ibidem, p. 11.

[13] Ibidem, p. 12.

[14] Ibidem, p. 14.

[15] Ibidem, p. 15.

[16] Ibidem, p. 16.

[17] Ibidem, p. 16.

[18] Ibidem, p. 17.

[19] Ibidem, p. 17.

[20] Ibidem, p. 21.

[21] Ibidem, p. 26.

[22] Ibidem, p. 27.

[23] Ibidem, pp. 28-29.

[24] Paul C. Vitz, William J. Nordling & Craig Steven Titus, A Catholic…, op. cit., p. 116.

[25] Ibidem, p. 70.

[26] Stefano Parenti, Sulle spalle dei giganti. Psicoterapia nella prospettiva di Tommaso d’Aquino, D’Ettoris, Crotone 2024, p. 197.

[27] Ad esempio, Benjamin Suazo Zepeta, Psicopatologia y mal moral. Una comprension desde la Psicologia Integral de la Persona, Ediciones Universidad Finis Terrae, Cile 2022.

[28] Martin Echavarria, Da Aristotele a Freud, D’Ettoris, Crotone 2016, p. 45.

[29] Eugenia Scabini & Vittorio Cigoli, Alla ricerca del famigliare. Il modello relazionale-simbolico, Cortina, Milano 2012, p. 19.

[30] Associazione di Psicologia Integrale della Persona, Psicologia Integrale…, op. cit., p. 31.

Comments are closed