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Il 23 e 24 Ottobre scorsi, presso l’Università Finis Terrae di Santiago del Cile, si è svolto il VI Congresso Internazionale di Psicologia Integrale della Persona organizzato dalla scuola di psicologia della stessa facoltà assieme all’Associazione di Psicologia Integrale della Persona. “Dal modello alla pratica. Rilettura della tecnica psicologica da una prospettiva integrale della persona” questo il tema centrale della due giorni.

Nella prima sessione si sono confrontati i due maestri ispiratori del meta-modello integrale della persona, ovvero Klaus Droste (docente e psicoterapeuta) e Pablo Verdier (docente e psichiatra), che sono stati intervistati da Joan D’Avila (direttore della facoltà di psicologia presso l’Università Abat Oliba di Barcellona) assieme a Carolina Barriga (direttrice della facoltà di psicologia presso l’Università Finis Terrae). Dal dialogo sono emerse molte domande che avrebbero poi trovato sviluppo nelle sessioni successive: esistono tecniche “proprie”, cioè che nascono dall’antropologia tomista? Cosa rende una tecnica, che nasce da altre correnti, integrabile alla visione integrale della persona? Quale terapia integrale può dar seguito ad una diagnosi integrale?

Dopo il primo ciclo di sessioni parallele (divise su tre tematiche: la relazione terapeutica, la regolazione emotiva e l’I.A. nella clinica), la prima sessione del pomeriggio ha visto Stefano Parenti (presidente APC e psicoterapeuta) relazionare su “Interpretare il disturbo psichico e pensare la psicoterapia partendo dal pensiero di San Tommaso d’Aquino: analisi e proposte d’intervento a partire da casi clinici”. Nella seconda sessione Marcos Samaja (docente e psicoterapeuta argentino) ha presentato la pratica della psicoterapia simbolica: una tecnica elaborata da Ana Maria Ennis, allieva di Magda Arnold: “La psicoterapia simbolica come psicoterapia realista: il realismo nell’azione e nella contemplazione”.

La seconda giornata si è aperta con la lezione magistrale di Juan Pablo Rojas (docente, ricercatore e psicoterapeuta) su “Appropriazione di tecniche contemporanee: criteri per una loro sana incorporazione da una prospettiva integrale della persona”. A seguire una tavola rotonda su “Metodologia per la concettualizzazione e il trattamento di casi clinici secondo la psicologia integrale della persona”. Si sono succeduti Bejamin Suazo (docente e psicoterapeuta), Rosario Caledon (docente e psicoterapeuta), Maria José Cote Bunster (docente e psicoterapeuta) condotti dalla dot.sa Lorena Diez-Canseco dell’Università Cattolica San Pablo di Arequipa (Perù).

A seguire un nuovo giro di sessioni parallele (su virtù, riparazione e sananzione, etica), e poi la lezione magistrale conclusiva, da parte di Josefina Browne: “Dall’io al noi: contributi della psicologia integrale della persona alla terapia del matrimonio e familiare”. Juan de Dios Jimenez (presidente APSIP, docente e psicoterapeuta) ha chiuso il congresso rilanciando ai due anni successivi.

Le moltissime suggestioni proposte dal convegno rendono impossibile un rassunto adeguato. Segnaliamo pertanto solo alcuni spunti, come l’importante analisi di Juan Pablo Rojas sui criteri di utilizzo e d’integrazione di tecniche che provengono da altre correnti all’interno della prospettiva integrale della persona; il test PEI elaborato da Benjamin Suazo sulla valutazione dell’emozione predominante e della coscienza emotiva; e la psicoterapia simbolica, sconosciuta in Europa.

Più di tutto è emersa la maturità di un approccio che è cresciuto nel tempo, che conquista gli studenti e i professionisti per la sua capacità di descrizione integrale della realtà umana e di dialogo con il mondo contemporaneo, in grado di rendere la tradizione viva nel presente e aperta allo sviluppo futuro. Una realtà, in altre parole, davvero cattolica, cioè universale.

Un ringraziamento particolare rivolgiamo a Carolina Barriga e Maria José Cote Bunster per l’opera di accoglienza e relazione che svolgono con le realtà estere, tra cui la nostra Associazione.

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